Il viaggio di Yamil

Dalla Bolivia al Bambino Gesù per accendere una speranza

Siamo nel 2019, su un pullman ci sono una madre e un bambino in viaggio verso l’Ospedale della capitale boliviana, cantano per ingannare il tempo, 14 ore sono lunghe da trascorrere su un autobus. Lei si chiama Alejandrina, lui si chiama Yamil.

Lei torna indietro con la memoria a quando Yamil ha cominciato a sentirsi debole e a dimagrire ogni giorno di più, a essere magro, sempre più magro. I medici lo curano per una anemia ma dopo sei mesi Yamil è peggiorato e allora di corsa verso l’Ospedale della capitale, per capire quale sia la malattia che lo consuma ogni giorno di più.

La diagnosi non tarda ad arrivare ineludibile, come una sentenza: Leucemia Linfoblastica Acuta, particolarmente aggressiva.

In Bolivia non c’è speranza di guarigione, non esiste una cura, l’unica possibilità di salvezza è andare all’estero, in un ospedale altamente specializzato.

I medici boliviani non si arrendono, ci tengono ai loro pazienti, e cominciano a bussare alle porte dei più grandi ospedali esteri. Ed è proprio il Bambino Gesù che apre le porte e accoglie mamma Alejandrina e Yamil che saranno raggiunti dal resto della famiglia, papà e sorella e fratello che doneranno il midollo.

Oggi Yamil è stato sottoposto a un trapianto di midollo e lentamente si sta riprendendo.

Quando gli chiediamo cosa gli piace di più, ci risponde che ama studiare e suonare ed è talmente bravo che la maestra di musica gli ha regalato una chitarra.

Noi salutiamo Yamil augurandogli di guarire presto e nel frattempo organizziamo per lui incontri di musica con la squadra dei musicoterapeuti dell’ospedale e magari, chissà, un domani leggeremo il suo nome tra i più grandi cantanti.

Forza Yamil!

19/9/2022

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