Il cuore capriccioso di Aziz

Sono rinato tante volte e la cicatrice sul mio petto è una medaglia di coraggio

Mi chiamo Aziz Mohamed, ho 18 anni e sono un pastore, come mio padre e come mio nonno. Dalla finestra di casa mia, in un sobborgo a 30 km da Tunisi, ho il privilegio di guardare pascoli verdi dove passo gran parte della mia giornata, a prendermi cura dei miei animali. È qui che sono nato la prima volta.

La cicatrice che ho sul petto è la mia medaglia di coraggio. Mi ricorda di avere un cuore speciale, a dire il vero un po’ capriccioso. La cardiopatia che ho da bambino mi ha portato prima in Svizzera, per un intervento difficile da dire e da dimenticare: resezione della membrana sottoaortica e commissurotomia polmonare. Quel giorno, in Svizzera, sono nato per la seconda volta.

Tornato a casa, ai miei pascoli e ai miei animali tutto sembrava essere andato bene. Poi, però, il mio cuore speciale, ha deciso che no, non avevo finito: dovevo ancora rinascere. Questa volta, però, doveva succedere in Italia, a Roma, al Bambino Gesù. È lì che sono andato grazie a un programma per chi, come me, ha un cuore che a Tunisi non si può aggiustare. Era il 2015, avevo 12 anni e l’operazione, questa volta, aveva un nome più facile, almeno da dire: procedura di Konno. Il Bambino Gesù per tanti mesi è stata la mia casa. Sono stato bene, non fraintendetemi, ma mi mancavano la mia finestra, il mio prato e i miei animali. Dopo diversi mesi, finalmente, era venuto il momento tanto atteso di tornare da loro.

Ma non passa nemmeno un anno che il mio cuore, sempre lui, decide che sarei dovuto rinascere un’altra volta. D’urgenza dall’Ospedale di Tunisi mi portano a Roma a causa di una endocardite batterica. Questa volta sono dei germi che hanno viaggiato nel mio sangue e hanno raggiunto quel cuore capriccioso che li ha invitati a restare. L’intervento che mi ha fatto rinascere per la terza volta è stato il più difficile da superare: i miei dottori hanno sostituito, nel mio cuore capriccioso, una valvola aortica con una nuova. Tornare alle mie distese verdi questa volta non è stato facile. Per diversi giorni ho pensato di non riuscirci.

Oggi che la pandemia non mi permette di venire a Roma per i controlli, i dottori mi seguono a distanza. Non hanno smesso di verificare che tutto stia andando, finalmente, bene.

 

Mi chiamo Aziz Mohamed, ho 18 anni e sono un pastore, come mio padre e come mio nonno. Dalla finestra di casa mia, in un sobborgo a 30 km da Tunisi, ho il privilegio di guardare pascoli verdi dove passo gran parte della mia giornata, a prendermi cura dei miei animali.

E se lo posso fare è grazie a voi.

17/5/2021

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